pietra per molire le olive del frantoio ipogeo di Casa Nachiro, Nardò, Salento.

La storia di Casa Nachiro

Le fondamenta che oggi sostengono Casa Nachiro, dimora storica a Nardò, custodiscono il passaggio di civiltà che hanno segnato la storia del Mediterraneo. Le sue radici affondano nell’VIII secolo a.C., quando i Messapi modellarono i primi tratti della città. Queste pietre hanno respirato lo splendore dell’antica Neriton greca, restando testimoni silenziose del passaggio dei Romani quando, nel III secolo a.C., la città fu ribattezzata Neretum.

L’anima di questi ambienti mutò profondamente tra il V e l’XI secolo con l’avvento dei Bizantini, che trasformarono il volto dell’economia locale favorendo il passaggio dalla produzione del grano a quella dell’olio.

Tale vocazione produttiva venne cinta e custodita nell’XI secolo dai Normanni, che impossessandosi della città ne fortificarono le mura. Incastonata a ridosso delle nuove fortificazioni, a partire dal XV secolo, la struttura divenne il cuore pulsante del Pittagio San Paolo, quartiere della storica Giudecca neretina lungo l’attuale via Pellettieri.

Sin dall’anno mille, la comunità ebraica ha animato questo labirinto di pietra trasformando gli ambienti in operosi magazzini e concerie delle pelli. A pochi passi da questo fermento artigiano si apre l’attuale Piazza delle Erbe, un tempo giardino segreto e silenzioso del convento dei frati Carmelitani, che ancora oggi avvolge questa casa storica nel centro di Nardò in un’oasi di pace e intramontabile incanto.

L’antico trappeto

Il nome stesso trappeto evoca un’eredità millenaria che affonda le radici nel greco trapetón e nel latino trapētus, il torchio, lo strumento sacro destinato a svelare l’anima dell’oliva. Questa dimora ne custodisce il segreto in un frantoio ipogeo a Nardò del XVI secolo, oggi trasformato in una dimora di charme nel Salento. In quel tempo, il sottosuolo divenne un rifugio strategico, uno scrigno dove l’oro liquido riposava al riparo dalla luce, dal calore e dai continui saccheggi dei saraceni che avvenivano in Salento.

Questa pietra non è solo materia ma una narrazione continua. Il frantoio ipogeo sorge sulle vestigia di antichi granai messapici e poggia con ogni probabilità sulle fondamenta di un castrum bizantino ai margini del fossato di Nardò di epoca normanna. Per l’intero inverno il tempo era scandito da un rituale antico e logorante. Uomini strappati al mare, reclutati per l’occasione, vivevano isolati nell’oscurità più profonda, guidando il passo del mulo attorno alla grande pietra molare al solo lume di lucerne adagiate in nicchie, rinvenute durante il restauro e che oggi possiamo ammirare.

Graffiti su pietra con croce del Golgota e croce latina nel frantoio ipogeo di Casa Nachiro a Nardò
Graffito di un veliero sulle pareti del frantoio ipogeo di Casa Nachiro a Nardò

Era un’esistenza di fatiche estreme, il cui unico conforto resta oggi testimoniato dalle pipe in terracotta rinvenute durante il restauro, spesso riempite d’oppio per sopportare sforzi sovrumani. In primavera, quegli stessi uomini tornavano in mare per trasportare l’olio destinato a illuminare le grandi capitali europee, partendo da Gallipoli, allora regina mondiale dell’olio lampante.

Oggi, tra sciave, presse e vasche di decantazione, questo soggiorno in un frantoio antico nel Salento continua a raccontarsi attraverso i graffiti incisi sulle sue pareti. Una croce latina e una greca celebrano l’incontro di antichi riti, mentre il graffito di un veliero testimonia il profondo legame che i frantoiani avevano con il mare.

Il Nachiro

In questo universo ipogeo di Casa Nachiro si muoveva la figura leggendaria del Nachiro. Capo carismatico dei trappitari, il suo nome deriva dal greco naukleros, ovvero il nocchiero. Non era un semplice supervisore ma il vero capitano di una nave sotterranea. Colui che, alle dirette dipendenze del proprietario, governava la ciurma di marinai che in inverno abbandonavano il mare per dedicarsi alla spremitura delle olive. Era un personaggio temuto e rispettato, l’unico a scandire i ritmi estenuanti e i turni di lavoro.

Lucerna a olio nel frantoio ipogeo di Casa Nachiro a Nardò, Salento

Il suo operato garantiva il ciclo continuo della produzione dell’oro salentino. I frantoiani nutrivano verso di lui una reverenza quasi sacrale, racchiusa nell’antico detto salentino: “quandu cala lu nachiru calanu li trappitari”, solo quando il capo immergeva il cucchiaio nel piatto i frantoiani potevano iniziare il pasto.

Al termine della stagione, il Nachiro con la sua ciurma riemergeva alla luce del sole per imbarcarsi sulle rotte che portavano l’olio in tutta Europa. In questo luogo, l’anima del comandante vive ancora: testimone di un tempo in cui il destino degli uomini era sospeso tra gli abissi del sottosuolo e l’infinito del mare.

Antico granaio nelle fondamenta storiche di Casa Nachiro a Nardò

La dimora

Casa Nachiro nasce da una visione del suo proprietario e si svela come un vero e proprio atto d’amore nel cuore di Nardò, un gesto di rispetto e devozione verso la propria terra e quelle tradizioni che ne definiscono l’anima. Il progetto di restauro e risanamento conservativo è stato un viaggio a ritroso nel tempo, un recupero prezioso eseguito con materiali dell’epoca rinvenuti, per la maggior parte, tra le mura stesse della struttura, dove la pietra antica sembra ancora vibrare della luce dei secoli passati.

Attraverso tecniche edilizie non invasive abbiamo voluto far rivivere questo luogo come una testimonianza vivente di archeologia industriale, uno scrigno prezioso dove la storia produttiva olearia di Nardò ritorna a splendere per offrire un’accoglienza fatta di memoria, passione e bellezza. In questa dimora scavata nella pietra nel Salento, ancora oggi intrisa del lavoro sapiente di chi l’ha abitata nei secoli, si respirano i valori semplici di una volta, quegli stessi che rendono Casa Nachiro così insolita, speciale e profondamente autentica.

Oltrepassare questa soglia significa immergersi in un viaggio senza tempo, un tuffo in un’altra dimensione, un’esperienza sensoriale alla scoperta di un ambiente che unisce la preziosa atmosfera intima della dimora contadina con l’armonia e lo charme intramontabile del frantoio storico.

In questo microclima di pace naturale nel Salento, la storia non è solo un ricordo. Diventa un soggiorno esperienziale nel Salento, capace di cullare ogni sogno.

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Un frantoio ipogeo del XVI secolo, per un’esperienza sospesa nel tempo.

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